“Sono fatto così, non è mica colpa mia”
… quante volte avrai sentito questa frase, o magari sei stato proprio tu a dirla. Be’, in effetti un po’ è anche vero, perché se da una parte la personalità è qualcosa di dinamico cioè che non rimane fisso e invariabile per sempre, dall’altra non è che sia poi così semplice cambiarla soprattutto nella direzione che vogliamo noi.
Magari vorresti andare da quella tipa che proprio ti piace e chiederle semplicemente di uscire per un caffè: ogni volta parti deciso ma poi ti blocchi. Ma perché al tuo amico questa cosa viene invece così facile? Magari ci hai anche già provato a essere più smart e disinvolto con le donne, magari hai letto libri, seguito video-corsi, ti sei allenato, ma poi, quando arriva il momento niente, bloccato! Uff che fatica!
Oppure ti piacerebbe essere più organizzato così da sentirti più stabile e in controllo della tua vita: svegliarti prima, andare a correre, farti una doccia, avere la casa in ordine e gli appuntamenti con tempistiche adeguate. Invece è tutto un po’ un casino e sei lì a rincorrere la vita come se non ci fosse mai tempo per fare tutto, le cose si accavallano e quando sbatti sul letto ti sembra sia già il momento di doversi svegliare: il tempo ti scivola via dalle mani. Anche in questo caso, magari ci hai provato, hai comprato un’agenda e scritto tutto per benino, hai riorganizzato casa e tutto per un po’ sembrava filare liscio, ma poi… eccoti di nuovo ricascare nel solito delirio! E anche qui: che fatica!
Ok, quindi è possibile che ti trovi a voler cambiare alcuni aspetti della tua personalità, ma sei in difficoltà nel raggiungere l’obiettivo. Cercherò, qui, di darti un’idea di come questi processi funzionano così da provare a metterci le mani.
In questo articolo vedremo:
– cos’è la personalità;
– quali sono le teorie più rilevanti per comprenderla;
– se sia possibile modificarla;
– come poterla modificare secondo ciò che vogliamo noi.
Cos’è la personalità
Possiamo definire la personalità come quell’insieme di caratteristiche tendenzialmente durature che differenziano le persone le une dalle altre; queste caratteristiche si esprimono attraverso comportamenti osservabili che rendono una persona unica rispetto agli altri. Ad esempio se un tuo amico ti dice che Federico è un tipo molto loquace (caratteristica di personalità), ti aspetterai di incontrare una persona che ha una certa facilità di parlantina (comportamento osservabile). Ecco, in generale è questo che facciamo quando descriviamo qualcuno, diamo una serie di qualità e le argomentiamo descrivendone i comportamenti: “Federico è anche un grande egoista, non paga mai il caffè. Però è così simpatico, ci fa sempre ridere e allora lo perdoniamo”.
Alcune delle più importanti teorie per comprenderla
Ma come si fa a decidere quali sono quelle qualità proprio necessarie da elencare per descrivere una persona? In effetti, alcuni studiosi hanno cercato di capire quali sono le caratteristiche principali di personalità che permettono di descrivere al meglio il comportamento umano e sono così arrivati a definire la Teoria dei Tratti. Questo modello non ci dice che alcune persone hanno dei tratti e altre no; secondo questa teoria, tutti abbiamo dei tratti, ossia delle caratteristiche di personalità, ciò che varia è la quantità di tratto presente nella persona. E ora mi spiego: ti dicevo che il nostro Federico è molto loquace, diciamo invece che Carlo è piuttosto taciturno. Questo vuol dire che entrambi hanno il tratto della loquacità, ma il grado di Federico è elevato mentre quello di Carlo è abbastanza basso: ognuno di noi ha il suo grado di loquacità, anche se questo fosse pari a zero.
Il compito più arduo per questi teorici, è stato, come dicevamo, quello di individuare i tratti primari per descrivere la personalità. In effetti, autori differenti sono arrivati a raccogliere una quantità di tratti incredibilmente diversa: si è partiti dai diciottomila termini raccolti da Allport e si è arrivati alle sole tre dimensioni individuate da Eysenck grazie a particolari analisi statistiche. A oggi la più influente teoria dei tratti è quella dei Big Five, secondo cui il nucleo centrale della personalità sarebbe costituito da cinque ampi fattori:
- Estroversione: avere emozioni positive, energia, assertività, socievolezza;
- Amicalità: essere cooperativi, sensibili, fidati, disponibili, positivi;
- Coscienziosita: autodisciplina, autorealizzazione, responsabilità, organizzazione;
- Nevroticismo: stabilità emotiva, controllo degli impulsi;
- Apertura Mentale: curiosità, creatività, preferenza per la novità e la varietà.
A cosa ci serve questa teoria? Intanto è molto chiara e semplice, e poi ci permette di misurare questi fattori attraverso degli strumenti creati ad hoc, ossia i test di personalità. Nel momento in cui possiamo misurarli, possiamo confrontare le persone tra loro, ma soprattutto possiamo osservare come cambiano nel tempo i punteggi di una stessa persona. Sì, esatto, possiamo vedere se avviene un cambiamento nella personalità! D’altra parte questo modello non è sufficiente a rispondere alla nostra domanda, infatti non ci dice se e quanto le nostre caratteristiche siano modificabili in modo volontario.
Secondo Freud molto della nostra personalità è determinato dall’incoscio che rappresenta la parte della nostra psiche di cui non siamo consapevoli. Quindi, secondo la sua teoria, gran parte del nostro comportamento non sarebbe controllabile. In effetti anche autori appartenenti a scuole di pensiero diverse, ci dicono qualcosa di simile. Ad esempio Bowen ci spiega che meno siamo differenziati, ossia indipendenti emotivamente dai nostri familiari, più il nostro comportamento sarà una reazione diretta e non consapevole al loro comportamento. Facciamo un esempio. Diciamo che Federico e Carlo, i due di prima, sono fratelli e che hanno una sorella che si chiama Francesca. La loro mamma è una tipa che parla tantissimo e che non lascia spazio di parola neanche ai suoi figli. Federico e Carlo sono cresciuti reagendo a questa situazione in modo opposto: Federico cercando di superare la madre e parlando a macchinetta, Carlo tacendo il più possibile. Il loro livello di differenziazione è basso in entrambi i casi perché, anche se con comportamenti opposti, il loro modo di esprimersi si è sviluppato come risposta al comportamento della madre. Francesca, invece, è più differenziata dei fratelli, per cui riesce a dire ciò che vuole quando vuole, e a tacere quando è lei a non voler dire niente. Federico e Carlo hanno una parte importante della loro personalità che è legata al comportamento di qualcun altro, la loro mamma. Non sappiamo quanto siano consapevoli di questo collegamento, dovremmo parlarne con loro. Ciò che sappiamo è che, di solito, quando c’è poca differenziazione è facile che ci sia anche poca consapevolezza, è un po’ come se tutto avvenisse in automatico. Questo può rendere difficile cambiare volontariamente il proprio comportamento e la propria personalità. Ma non vuol dire che non sia possibile, anzi! Infatti uno degli obiettivi di una psicoterapia può proprio essere quello di aumentare il grado di differenziazione.
Un altro punto di vista che ci può aiutare è quello dei teorici dell’apprendimento che vedono la personalità come un insieme di caratteristiche e di comportamenti appresi. Nel senso che ognuno di noi si comporta in un certo modo perché è quel modo lì che ha imparato. Ad esempio può essere che il papà del nostro Carlo gli desse una caramella ogni volta che il figlio stava zitto, rinforzando così la sua bassa loquacità. Carlo ha così imparato che tacendo si ottengono cose, come l’approvazione del suo babbo. Da una parte questo punto di vista ci riporta al “sono fatto così”, dall’altra però ci dice che, visto che si tratta di apprendimento, possiamo apprendere modi differenti di stare nel mondo: imparare diverse modalità di sentire, di percepire e di comportarci così da avvicinarci sempre più a ciò che vorremmo essere. Magari Carlo, ora che è più grande, si sta accorgendo che tacere non basta più per ottenere ciò che desidera. Vede che ci sono cose, come le attenzioni della sua collega così carina, che lui vorrebbe, ma che non può avere tramite il solo silenzio. Il problema è che lui ha appreso e conosce soltanto quella modalità. Questo vuol dire che è fregato? Che non ha possibilità di cambiare? Assolutamente no! In ogni momento della nostra vita impariamo qualcosa di diverso, anche se fosse solo il posto figo per parcheggiare la macchina proprio in quella zona della città in cui non si trova manco un buco. Il punto è indirizzare la volontà del cambiamento sulla strada giusta, se no si rischia di girare un po’ a caso e di perdere un sacco di tempo ed energie. Quindi se qualcuno ci indicasse la via per raggiungere il parcheggio giusto, ci sarebbe di grande aiuto, poi però, nella pratica, siamo noi a doverci andare.
È possibile cambiare la personalità?
Sì, si può! Alcuni riescono a modificare certi aspetti con più facilità. Pensa ad esempio a quelle persone che cambiano, almeno in parte, il loro stile di vita e questo le porta a essere visibilmente più serene con se stesse e anche con gli altri. Anche se probabilmente non lo sanno e magari a loro non importa, è probabile che abbiano aumentato il cosiddetto livello di stabilità emotiva, una delle due dimensioni che vanno sotto l’etichetta Nevroticismo del modello dei Big Five. Aumentarla vuol dire aumentare la nostra capacità di mantenere uno stato d’animo abbastanza stabile anche in contesti diversi; non essere in balìa delle nostre emozioni e riuscire quindi a valutare le situazioni in modo piuttosto oggettivo. A certe persone sembra bastare un po’ di impegno per riuscire a modificare questo o altri aspetti della loro personalità. In altri casi invece le cose non sono così semplici e ci si accorge che ciò che si vorrebbe cambiare, non cambia. Carlo vorrebbe davvero riuscire a parlare di più e a essere più socievole, ma proprio non ce la fa: più si sforza e più rimane zitto. Cosa dovrebbe fare?
Come faccio a cambiarla?
E così arriviamo all’ultimo punto, ossia come si può cambiare. Dicevamo che a certe persone viene proprio facile, o almeno così sembra: vogliono smettere di fumare e lo fanno, decidono di fare sport per scaricare lo stress e per loro funziona davvero, iniziano a fare meditazione e così diventano veramente più gentili con gli altri. Invece per altri lo sport, la meditazione, l’alimentazione corretta, i libri di auto-aiuto non servono, o magari all’inizio sembra che qualcosa cambi, ma poi si ricade nelle vecchie abitudini. Ma perché per me non funziona? Una delle spiegazioni è che la possibilità di cambiare dipende sia dalla capacità e volontà della persona sia dall’obiettivo del cambiamento. Vuol dire che se ti poni obiettivi troppo elevati per le tue capacità, difficilmente li raggiungerai. Allo stesso tempo è stato osservato che di fronte a obiettivi troppo facili non ci sentiamo motivati, per cui anche in questo caso è in agguato il fallimento. Quindi per prima cosa dovresti partire da obiettivi che siano sì raggiungibili, ma che ti diano anche soddisfazione nel raggiungerli. Mi viene ad esempio in mente una persona in sovrappeso che non è abituata a fare sport e decide di punto in bianco di andare tutte le mattine a camminare per due ore. Ti sembra un obiettivo raggiungibile? Per quanto tempo secondo te lo porterà avanti? Viceversa, se l’obiettivo fosse smettere di fumare, quanta soddisfazione pensi possa ottenere la persona diminuendo di una sola sigaretta al giorno? Quindi è importante che trovi un obiettivo che rientri nelle tue capacità e che allo stesso tempo sia desiderabile, qualcosa che ti faccia dire “cavoli come sono stato bravo!”.
Qui stiamo comunque parlando di tutti quegli aspetti che sono chiari e consapevoli. In altri casi, invece, ti puoi trovare di fronte a parti di te che ti infastidiscono, che influenzano negativamente la tua vita, ma che proprio non riesci a cambiare. È allora probabile che ci sia bisogno di un lavoro psicologico che ti aiuti a fare chiarezza e a prendere in mano quelle parti per osservarle, dar loro un senso e modificarle in modo utile alla tua vita. Magari tu ci stai provando davvero a cambiare, ma non ci riesci. Quello che ti posso dire è che questa tua volontà è proprio il punto di partenza necessario per aprire la porta del cambiamento. Quindi, insomma, se è così, il primo passo ce l’hai già nei piedi! Ti assicuro che cambiare nella direzione che tu vuoi è possibile!


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